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MARTIN PARR

Vito Zingale Photo
Pubblicato da in Grandi Fotografi ·
Tags: MartinParrfotografoReggioEmilia
Nato nella cittadina di Epsom, vicino a Londra, il 23/05/1952, vive  la sua giovinezza circondato dagli agi della classe medio/alta. Il legame col nonno, fotografo amatoriale, lo incoraggia a proseguire su questa strada. Terminati gli studi in fotografia presso il politecnico di Manchester  tra il ’70 e il ’73, Martin si dedica anima e corpo alla sua passione  partecipando ad innumerevoli concorsi fotografici. Dal ’74 in poi inizia la sua carriera da insegnante presso diversi  istituti britannici, mentre si dedica al suo lavoro realizzando corpose  opere con alterno successo tra le quali si ricordano “Bad Weather” (1984), “The Last Resort” (1986), “The Cost of Living” (1989), “Common Sense” (1999). Nel 1994 viene infine accettato, con non poche contestazioni, tra i ranghi della famosa Agenzia Magnum dove fu presentato da Cartier-Bresson in persona. Il suo interesse verso la classe media, i suoi usi ed i suoi costumi e  la delusione verso la chiusura dell’Inghilterra nei confronti del  mondo, lo spingono ad imbarcarsi in numerosi viaggi “di esplorazione” in  tutto l’Occidente, nel Medio Oriente più ricco ed infine in Giappone. Curioso per natura, Parr non si limita alla fotografia “dura e pura”,  ma rivolge il suo interesse anche alla televisione e ai nuovi media  digitali: tra le altre sue opere figurano per esempio diversi videoclip  ed un intensa integrazione del suo lavoro coi social. Parr, che ormai si avvia verso i 70 anni,  è sicuramente ancora oggi  uno dei fotografi più noti e dinamici, soprattutto poiché continua  inarrestabile a collezionare premi, organizzare mostre, presentare  esposizioni. E nessuno sa con che cosa di nuovo se ne uscirà domani.

Come molti fotografi prima di lui Parr ha dovuto faticare, provare e riprovare per trovare la sua strada. Che, per un fotografo, significa trovare un proprio stile ben definito ed inconfondibile. Intraprese la sua carriera ispirato dal bianco e nero di fotografi quali Henrì Cartier-Bresson e Bill Brandt,  ma ben presto, intorno ai primi anni ’80, le sue inclinazioni  stilistiche cominciarono a cambiare, allontanandosi dai “classici”. Iniziò a maturare la sua concezione della  fotografia, rifiutando di rinchiudersi in uno schema, di focalizzarsi su  uno o pochi argomenti, preferendo la ricerca di nuove sfide e  affrontando la rigidità della visioni accademiche. I tratti salienti del Parr post classico sono:
  • L’uso dell’ironia pungente e del sarcasmo che  accompagnano il lavoro del fotografo per tutta la sua durata. Essi sono  gli strumenti con cui critica le ipocrisie della nostra società.
  • L’utilizzo della composizione e di accostamenti inusuali per mettere ancora più in risalto i paradossi ed il ridicolo del quotidiano.
  • L’uso estremo della saturazione dei colori, per esasperare ancora di più il contenuto delle fotografie.
  • La scelta di inquadrature talvolta estremamente vicine ai  soggetti per catturare al meglio ogni dettaglio (disse che ci volle del  tempo per imparare a farsi coraggio ed ignorare le lamentele dei  “modelli”).
  • L’utilizzo del flash in ogni momento della giornata, appositamente per dare quel tono così particolare ai colori delle sue foto.

Parr iniziò la propria carriera come fotoreporter, collaborò con diverse  riviste ed indagò attraverso le immagini la vita degli inglesi,  partendo, come detto , da uno stile classico, alla “Cartier-Bresson”. Non passò tuttavia molto tempo prima che Martin trovasse la sua ragion d’essere in una spietata quanto umoristica critica  all’eccesso e al vizio nei paesi avanzati, un’esortazione  all’autocritica per lo spettatore, un cambio di prospettiva sulla realtà  attraverso l’occhio e l’obiettivo. L’essere umano, i suoi simboli, le sue tracce ed il suo essere  intrinsecamente grottesco sono per il fotografo pane quotidiano,  strumento della sua critica e spunto di riflessione per il suo pubblico. Martin infatti percorre il mondo in lungo ed in largo alla ricerca  dei paradossi, delle assurdità e delle devianze che si nascondo nella  società sotto i nostri occhi ed utilizza il potere della fotocamera per  dargli nuovo risalto, per metterle a nudo. Il turismo, il cibo, il lusso, gli oggetti del quotidiano sono alcuni  dei temi a lui più cari poiché mettono in risalto al meglio la  superficialità, la morbosa assuefazione all’eccesso, il ridicolo che  l’uomo perpetra nel suo quotidiano. Tuttavia rinchiudere entro certe tematiche il suo lavoro sarebbe  sbagliato, l’obbrobrio si nasconde ovunque e lui inarrestabile lo  insegue.Martin Parr analizza così la realtà attraverso un occhio critico che non  perdona, cerca la vulnerabilità nell’uomo e mira a smontare i rigidi  schemi che all’apparenza ingabbiano la società. Se dobbiamo riconoscere un pregio a Martin Parr, sicuramente non  possiamo che ammirare la risolutezza e la determinazione con cui lui ha  spezzato, almeno in parte, gli schemi che governavano il mondo della  fotografia. La sua lezione principale? “Impara ad ampliare le tue prospettive, crea un tuo stile, sii coraggioso, celebra la tua unicità”. Non importa quanto possa sembrare difficile e quanti ostacoli ci si  possa trovare davanti, se veramente ci credi allora Parr ti insegna a  provare e riprovare, a sperimentare, ad innovare e se necessario  stravolgere.
“La fotografia è la cosa più semplice del mondo, ma è incredibilmente complicato farla davvero funzionare” –Martin Parr






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